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Interview with Bianca Bonetti

Founder di Girls Went Out e Sisters Founders e Top 100 Talents U35 by FT

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Bianca è parte della LaMunt Crew, insegnante di sci e amante della montagna. L’abbiamo intervistata per comprendere il suo rapporto con la montagna, che si intreccia con l’attenzione alla sostenibilità ed all’empowerment femminile.

Bianca, quando è nato il tuo amore per la montagna?

Non c’è una data precisa. Direi da quando ne ho memoria. Da bambina, i miei genitori mi portavano spesso in montagna. Ho dei ricordi molto lucidi di quando ero piccolina: andare in montagna per me era la vacanza più bella dell’anno e volevo viverci e diventare maestra di sci. In seggiovia, chiunque avessi a fianco si trovava ad ascoltare i miei racconti fiume su quanto adorassi la montagna: era ed è un amore incontenibile. Sono nata e cresciuta in città e ho sempre sofferto il fatto di non avere le montagne vicino. I miei genitori non avevano un rapporto particolarmente stretto con la montagna, mia madre nemmeno scia.

Da ragazza non ho mai sciato a livello agonistico perché mio padre - medico sportivo – me lo ha sempre impedito per la paura degli infortuni. Però era un sogno che non volevo smettere di coltivare. A 23 anni sono diventata maestra di sci in Svizzera e lì arriva la proposta folle del direttore della scuola: “vuoi entrare a far parte della nazionale svizzera per il chilometro lanciato?”. Adrenalina, velocità oltre i propri limiti e sfida con se stessi. Tutti ingredienti che mi hanno portato, in pochi istanti, a decidere per il sì.

Dopo due anni di allenamenti, ho partecipato alla Coppa del Mondo 2017 arrivando seconda. È stata un’esperienza straordinaria e – devo dire – molto formativa. È lì che ho sperimentato il concetto di sisterhood per la prima volta. La concorrente francese, che tra l’altro arrivò prima nella mia stessa gara, prima della competizione mi ha aiutata motivandomi e dandomi qualche dritta che ho messo in pratica durante la gara. Credo sia l’idea di gareggiare contro se stessi a non lasciare spazio alla competizione con gli altri; questa è forse una delle cose che mi piace di più di questo sport e che, poi, ho portato anche nella mia quotidianità.

Quali sono le 3 cose che ti piace di più fare in montagna?

Per me la montagna è hiking. Mi piace camminare e lo farei tutti i giorni in montagna, cosa che ho  fatto durante il Covid. Ho una grande passione per lo sci. Mentre faccio attività in montagna mi piace studiarla, esplorarla, osservarla. E anche andare in mountain bike; non sono una ‘pro’, ma lo apprezzo e anche in questo sport c’è molta esplorazione. Pedalando tra le valli si riesce a percepire il passaggio del tempo, come si viveva in passato e come si vive oggi. In generale in montagna il corpo cambia, si sente più libero, più a suo agio.

Perché hai accettato l’invito di LaMunt?

Seguivo già la LaMunt Crew e sognavo di far parte di un gruppo di donne che condividessero la mia stessa passione. Nonostante tutto, ho poche persone intorno a me che sono realmente appassionate di montagna. Ho accettato di far parte della Crew perché mi hanno trasmesso i concetti di sisterhood, di empowerment femminile, ma anche di bellezza ed eleganza combinata alla tecnicità dei capi.  Mi è capitato più volte di dover comprare vestiti maschili per la montagna, dovendomi adattare ad uno standard che non mi faceva sentire completamente a mio agio mentre mi dedicavo alle mie passioni.

Cosa ti porti a casa dai Crew Events?

Quello che mi è piaciuto tantissimo di entrambi i crew events a cui ho partecipato è l’attenzione specifica per i dettagli, tutti. Dalle fasi concrete dell’evento stesso ai particolari dei prodotti, niente è lasciato al caso. Inoltre, avere la possibilità di interagire con il team che si dedica alla realizzazione di questo grande progetto è un’occasione unica. Quello che mi ispira più di tutto è la vision di LaMunt: sconvolgere un mercato già esistente con un impatto positivo che possa incontrare il favore di una parte di consumatori che ancora sono poco rappresentati. Quello che ho trovato speciale negli eventi è stata la passione, l’amore, l’affetto, la community. Questo è quello che mi porto a casa: ispirazione da ognuna delle donne che incontro

So che hai provato la Irmi ReMOCA Pad® Jacket, l’iconica giacca della FW23. Ci dai un feedback di prodotto?

Il primo feedback è che non ho mai avuto una giacca versatile come questa. È double face - viola e bianco ghiaccio - quindi banalmente due giacche in una, da scegliere in base alla situazione, e va bene per tutto. Copre un vasto range di temperature e di situazioni. L’ho usata tanto per sciare, ma anche in città per andare a dei meeting, per esempio. L’ho testata dai -30° del Giappone alle Alpi italiane, svizzere, francesi, austriache… Mi piace il concetto del materiale riciclato, che tra l’altro viene dallo scarto di una lavorazione della stessa azienda e quindi acquisisce una seconda vita. Io l’ho usata talmente tanto che volevo apportare una miglioria al prodotto. L’ho comunicato al team, che l’ha subito applicata. Credo sia proprio questo il senso della vision del brand “By women for women”: contribuire alla creazione di un prodotto che davvero rispecchia le esigenze del consumatore a cui si rivolge.

LaMunt è nato nel 2020. Quanto secondo te è importante che un brand, oggi, sia sostenibile?

È fondamentale. Direi che non può essere altrimenti. É l’unica via che si può percorrere. A mio avviso un brand che nasce nell’ottica di soddisfare dei bisogni che prima non venivano appagati, deve anche esaudire quella necessità di sostenibilità che tutti noi abbiamo, in quanto nati in questo contesto temporale e sociale. E se posso dirla tutta, a mio avviso, le donne sono anche più sensibili degli uomini al tema della sostenibilità.

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